Agricoltura Eroica


Fatica e passione
Coltivare un vigneto che si sviluppa in altezza, tra le parracine, gli antichi muri a secco patrimonio dell’umanità, è un’attività che oggi può considerarsi eroica. Rinnovare la memoria di pratiche antiche è un gesto d’amore per la storia e la tradizione dell’isola.
Le tracce del passato

La pietratorcia
Un grosso e pesante masso tufaceo con tre fori utilizzato, secoli addietro, per spremere le uve con un complesso sistema di funi e di leve, prima che il torchio entrasse nell’uso comune dei vignaioli isolani.

Le scale strette
Ogni centimetro di terra era importante e le pietre erano preziose, per questo le scale per salire sulle parracine, erano ripide e strette. Immaginiamo i contadini con le sporte piene di verdura che con molto equilibrio le utilizzavano quotidianamente.

La Vasca del solfato di rame
Contro la perenospera, il fungo più insidioso per le viti isolane, il rimedio lo portarono i siciliani guidati da San Vito: il solfato di rame. In questa vasca, scavata nella roccia, veniva preparata la salvifica miscela.
“Senza Acqua!”
Uno degli aspetti che rendevano eroica questo tipo di agricoltura era l’assoluta mancanza di acqua. Per questo motivo sulle pietre venivano scavate scanalature o in dialetto “zencature” che convogliavano l’acqua in cisterne o vasche scavate a mano nella roccia.
Di vasche di raccolta dell’acqua ve ne sono ancora tre funzionanti, una interna alla vecchia cantina, e due esterne.
