Più di un vigneto

Una memoria viva, un gesto d’amore, una promessa mantenuta.

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Informazioni sull’evento

La produzione di vino qui ha radici antichissime: già i Greci, che chiamavano l’isola “Oenaria” – terra della vite e del vino – coltivavano queste terre fertili, seguiti poi dai Romani.
E questa tradizione, tramandata nei secoli, vive ancora oggi.

Questo è un esempio di viticoltura eroica: un’agricoltura fatta a mano, su terrazzamenti scoscesi, che rendono difficile l’uso di macchine agricole.

Negli anni Cinquanta, con l’avvento del turismo, molti foriano hanno deciso di dedicarsi a questa più redditizia attività, abbandonando i vigneti.
Caparbiamente zio Vincenzo, un reduce della seconda guerra mondiale,  ha curato la sua vigna fino ai suoi novant’anni e ha trasmesso poi questo amore al cognato Antonio e al nipote Giuseppe.

Questo vigneto vive ancora oggi grazie a questo amore tramandato.

Col tempo i muri a secco –o come si dice a Forio,  le “parracine”, tendono a crollare . Questo perché sono costruite col tipico tufo verde, una pietra derivata da ceneri vulcaniche consolidate, simile al tufo giallo dei Campi flegrei,  che qui hanno acquisito il caratteristico colore verde  grazie al lungo contatto con l’acqua marina. Il tufo è una pietra leggera, isolante, ma friabile, con il tempo si lascia modellare dagli agenti atmosferici. Con il tempo, gli spigoli diventano rotondi, le parracine si spanciano e poi crollano. Trovare maestranze specializzate è difficile e costoso.
Solo grazie al finanziamento è stato possibile ricostruirli con le tecniche tradizionali, che garantiscono drenaggio naturale e stabilità.

E così, Antonio e Giuseppe possono continuare a far vivere il vigneto.
La fatica è tanta, ma viene ripagata da una produzione di vini straordinari, come il Biancolella

Il Biancolella è un vino DOC che nasce da una terra vulcanica unica. Non solo per le sue origini, ma per la stratificazione di eruzioni millenarie, che hanno creato un terreno ricco di pietra pomice, ceneri e sali minerali.


In più, il tufo verde delle parracine rende il suolo drenante, ideale per la vite.
E il clima mediterraneo, con inverni miti e brezze marine, fa il resto.

Il risultato? Un vino unico.
Dal profumo fruttato, con sentori di susina, agrumi, mandorla, nocciola… e un leggero retrogusto speziato.

La Biancolella è inconfondibile, grappoli cilindrici, acini verde-paglierino e buccia coperta da una sottile pruina.

Resiste bene alle malattie, tranne che alla peronospora
Ed è qui che entra in gioco la leggenda.

Si racconta che, a metà Ottocento, durante una terribile infestazione, una nave siciliana carica di zolfo approdò a Forio.
I marinai dissero di essere stati mandati da un fanciullo, che il popolo riconobbe come San Vito.
Lo zolfo e San Vito salvarono i raccolti. Ancora oggi Forio celebra il suo Santo con grandi festeggiamenti il 15 giugno.

Ancora oggi, l’unico trattamento del vigneto è la gettata di zolfo, preparata nella vasca scavata nella roccia.


Qui ogni centimetro conta. Le scale tra le parracine sono strette per non sprecare terra.
E tra i filari di vite crescono ortaggi e alberi da frutta: mandorli, albicocchi, prugni, noci, castagni, limoni, pomodori, fave, lattuga…
Un’agricoltura mista e sostenibile, nata molto prima che fosse di moda.

Da questo luogo di memoria rinnovata, alle luci del tramonto, quando il sole cala sulle isole pontine, Antonio e Giuseppe, lasciate le fatiche della terrà, trovano un momento di svago con una partita a bocce.

Questo è più di un vigneto:
è una memoria viva, un gesto d’amore, una promessa mantenuta.